gaza
NO FLY ZONE PER GAZA
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BRAVI I RAGAZZI di ZENIT (Roma) e TYR (Perugia),

noi del SoccorsoSociale non possiamo che amplificare il loro messaggio.

Hanno messo una “NO-FLY ZONE” sulla LIBIA per impedire che prepotenti e violenti nuocciano alla popolazione.

ALLORA FACCIAMO UNA NO FLY ZONE SU GAZA!! 

Giusto a qualche centinaio di chilometri ad est dal confine libico, lo Stato d’Israele persegue da anni una politica vessatoria e cruenta ai danni della popolazione palestinese, detenendo il record mondiale di violazioni delle Risoluzioni Onu.

In questi giorni, mentre i media occidentali sono costantemente impegnati a fornirci gli aggiornamenti di quanto avviene in Libia, gli attacchi di Israele sulla Striscia di Gaza si fanno sempre più incessanti, tanto da sembrare il preludio di una nuova devastante operazione, nello stile di “Piombo fuso”.
 
Per impedire che la situazione in Palestina degeneri, le Associazioni Culturali Zenit di Roma e Tyr di Perugia, appellandosi al buon senso e ai presunti propositi umanitari che hanno spinto l’Onu a mobilitarsi per la Libia, si chiedono se non sia opportuno applicare misure volte a fermare Israele, mediante l’adozione di una No Fly Zone anche sui cieli di Gaza.

Associazione Culturale Zenit Roma
Associazione Culturale Tyr Perugia

 
2010 GAza PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 28 Dicembre 2010 12:25

 

Proponiamo un documento dell' Associazione Culturale Zenit su di un arogmento che ci sta a cuore.


A due anni di distanza dall’inizio della devastante campagna militare israeliana Piombo Fuso, non una mera rievocazione ma una denuncia.
All’alba del 27 dicembre 2008 ebbe inizio sulla Striscia di Gaza un incubo prodotto dal fuoco israeliano che, perpetuandosi per quasi un mese, causò la morte di più di 1400 persone, la condizione di 1900 orfani, più di 5000 feriti, ingenti danni alle infrastrutture.

Tutto questo in un territorio di circa 1 milione e mezzo di abitanti.
All’alba del 27 dicembre 2010 registriamo la permanenza di uno stato di assedio che strangola la popolazione della Striscia e che, tuttavia, non conosce risonanza mediatica:


-          Israele ha permesso l'entrata a solo il 7 percento del materiale necessario per la ricostruzione degli ospedali e delle scuole danneggiate o distrutte durante l'offensiva di due anni fa;


-          l'economia è al collasso per via del blocco delle importazioni e delle esportazioni, con il 93 percento delle industrie chiuse, oltre il 70 percento della forza lavoro disoccupata, l'88 percento della popolazione che continua a vivere di aiuti, sotto la soglia di povertà;


-          l’imposizione di un “buffer zone”, una porzione di terra prossima al confine su cui Israele si è auto-assegnato il diritto di sparare a chiunque la violi e su cui l’Onu ha individuato il 35 percento del totale dei terreni coltivabili a Gaza, oggi desolatamente incolti;


-          negli ultimi due mesi, in particolare, Israele ha compiuto decine di attacchi sulla Striscia direttamente contro civili palestinesi, causando la morte, tra gli altri, di sei bambini.


La situazione è dunque lungi dal rasserenarsi - a Gaza e nel resto dei territori -, soprattutto alla luce delle promesse fatte da Obama al premier israeliano Netanyahu in cambio del congelamento provvisorio della costruzione di insediamenti di coloni in Cisgiordania.

I termini dell’accordo prevedono da parte statunitense l’impegno a non richiedere più in futuro altre sospensioni degli insediamenti nei territori palestinesi occupati, il veto nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu a qualsivoglia risoluzione anti-israeliana, la fornitura ad Israele, oltre a svariate centinaia di milioni di dollari di armi, munizioni e ingegneria bellica, di altri 20 aerei da combattimento F-35 JSF - nella versione tecnologicamente più avanzata - del valore di 3 miliardi di dollari.
Questi obblighi che la potenza statunitense si impegna ad osservare con ossequiosa riverenza nei confronti dell’alleato mediorientale, oltre a darci la misura del peso che la lobby esercita sulle nazioni, non lasciano presagire nulla di pacifico all’orizzonte.

A due anni di distanza, Piombo Fuso è ancora attuale.
 
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Associazione Culturale Tyr - http://www.controventopg.splinder.com/ - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.



Ultimo aggiornamento Martedì 28 Dicembre 2010 12:28
 
PRESENTAZIONE PDF Stampa E-mail

Ci schiereremo sempre a favore dell'infanzia. Adesso è Palestina. 

La vita nei territori di Gaza prevede la chiusura totale della striscia: nessuna merce può essere importata ed esportata.

A Gaza entra il minimo non necessario per la sopravvivenza.

A Gaza i bambini muoiono per piccole infezioni.

A Gaza i bambini che si rompono un braccio giocando restano con il braccio rotto perché non può entrare il materiale medico.

A Gaza un bambino urla dal dolore.

A Gaza non si lavora, perché le industrie stanno chiudendo e non per la nostra stessa crisi.

A Gaza manca l’elettricità per ore, manca l’acqua.

A Gaza manca una vita e non dal giorno del Piombo Fuso.

Gaza non e’ occupata.

Occupare significa avere degli obblighi nei confronti della popolazione locale, istruzione, sanità ecc. e tutto questo a Gaza non c’è.

Gaza è abbandonata dal mondo e sta appassendo.

Ma un bambino rappresenta il futuro di una popolazione, rappresenta la speranza.

Uccidere i più piccoli nella speranza di una resa. 

 

Fermiamo Erode

 

 

 

 Si aprano le frontiere agli aiuti umanitari. 

 

 

 

 


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